primo post dell’anno

primo post dell’anno 2011 e tutto sommato non è cambiato molto rispetto all’anno appena concluso salvo una forse più profonda malinconia e una più superficiale strafottenza di quella malinconia stessa che mi fa nascondere il vero stato d’animo di fronte anche a gli occhi più esperti come al solito e invece di farmi aiutare finisco col mettere in secondo piano la mia interirità dando per socntato che tanto ci riuscirà da sola a capire cosa non va o forse ingigantisco il tutto pensando che chissà quale grande male o problematica affligga la mia mente il mio istinto il mio ego chissà quale squilibrio tra eros e thanatos tant’è che anche dalla psicologa ci sono riuscita a farmi mettere nella forma mentis di una che in fondo in fondo ma che cazzo ha da lamentarsi poi forse sol oil fatto di vivere in casa coi propri genitori condizione comune a molte persone della mia età e sti cazzi direi non è che sia la cosa più semplice per me conviere con i miei genitori e fino a qualche tempo fa la piangevo la mia lontananza da loro certo ora piango ma non la loro lontananza bensì la troppa vicinanza e deciditi una santa volta e mettiti d’accordo sul da farsi e fosse anche facile ma no perché fondamentalmente manco io lo conosco il da farsi lo conoscono gli altri ovviamente il mio da farsi perché a parlare del loro probabilmente si ritrovano nella mia stessa condizione o forse no e lo spero per loro ma chi è così stupido e superbo dal sapere con certezza cosa voglia dalla propria vita e se quello che vuoi non è altro che un accontentarsi di ciò che si ha senza cercare di trovare altrove qualche altro spunto di vita chi ci potrebbe mai dire se la strada che stiamo percorrendo è quella che vorremmo fino in fondo e si potrebbe a ragione rispondere che noi stessi siamo gli unici artefici di quello che siamo e facciamo ma non è così quante influenze possone esserci dall’esterno pensare essere gli unici artefici del nostro destino è considerarsi fuori dal mondo non tenere conto di quante forze al di fuori di noi smuovono il mondo è il solito egocentrismo umano ognuno è artefice del proprio destino direi meglio ognuno è artefie di una parte del proprio destino di una piccola parte di quello che è il proprio destino altrimenti io potrei decidere di morire a 105 anni e di farmi riconoscere come grande attrice già da domani oppure trovare un lavoro da stasera come nutrizionista e invece no ognuno è artefice del proprio destino quanto anzi meno di quanto possa essere il destino stesso a decidersi da sé e non è un’arresa da fatalista estrema o da calimero piccolo e nero che vedo il destino come forza insormontabile e inattaccabile è solamente una constatazione di fatto potessi lo farei ma non posso oppormi totalmente alla forza del destino non posso e non oso scrivermi un libro della m ia vita certo impreco mille volte contro la mia continua lotta alla sopravvivenza o comuqneu contro questa ruota che proprio non vuole girare dalla parte giusta ultimamente soprattutto per i lavori più semplici continuano a cercare una forma fisica che al momento è sparita e che anni fa aveva ma non sapevo fondamentalmente che farmene e anche su questo bisognerebbe aprirci un bel capitolo lungo lungo che non ho proprio voglia di inziare anche perchè ho appena ordinato una pizza e non ho proprio nessuna voglia di rovinalrmela come faccio di solito pensando a quante calorie stia ingerendo almeno non stasera da lunedì ci penso seriamente anche perché sono arrivata al punto di schifo più totale per la mia immagine che ormai non ha nemmeno più i capelli riconoscibili o meglio i capelli che mi hanno sempre identificata fino ad ora ho perso la mia magrezza ho perso il mio sorriso anni fa e non ricordo nemmeno quanto tempo è passato da quando ho sorriso l’ultima volta non con la bocca perché quella è facile ad atteggiarla ad un sorriso ma con gli occhi con l’anima e non parlo del mio legame a persone o cose o forse sì che la mia gioia spesso è legata alla presenza di un punto di riferimento e quella si chiama dipendenza come un pò anche il cibo o la sua presenza assenza lo è stato e così lo sono le persone e la telematicità e la dipendenza dalla libertà che ancora non ho almeno come la vorrei io libertà da pensieri nefasti e da terrori ingiustificati fobie assurde come quella della morte dovrei rassegnarmi che a questo siamo destinati e qui torna sempre il destino ma non riesco a rassegnarmi all’idea che dopo forse non ci sarà nulla non è la morte in sé che mi spaventa quanto l’assenza di sensazioni e persone dopo la morte la perdita di chi amo la perdita della dipendenza forse è la mia è una dipendenza dalla materialità terrena nel senso una dipendenza dalla mia presenza sulla terra o non saprei nemmeno come spiegarla meglio ma adesso è arrivata la pizza tanto materiale e terrena quanto me anche se mi chiedo ancora se sono davvero terrena o no direi davvero non male come inizio d’anno buon appetito
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