stanca

..di correre dietro le persone..

.. degli artistoidi dalla promessa facile..

.. dei pensieri degli altri..

.. delle frustrazioni degli altri..

.. dei miei pensieri..

.. delle mie ansie..

.. dei colleszionisti di farfalle..

.. degli squilibrati..

.. dei peter pan..

.. dei miei prof..

.. della mia università..

.. delle levatacce inconcludenti..

.. di sta cazzo di mancanza di lavoro..

.. di quante cose vorrei fare..

.. di queste giornate di sole 24 ore..

.. stanca.. stanca..



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riflessioni da domenica con sole

secondo giorno di sole.. e ci voleva, che almeno ci fosse il sole fuori, che dentro ormai non è che sia facile trovarlo. ogni tanto si eclissa. ogni tanto/spesso, direi, a giudicare dagli ultimi periodi e dall’inizio di quest’anno, che vedo nefasto su tutti i fronti: lavoro.. università.. cuore.. salute (mentale, principalmente, che su quella fisica ormai ci sorvolo)..e poi c’è lui: l’incubo Paolo Fox.. il suo oroscopo, che leva speranze anche a Tonino Guerra (quello dell’ottimismo, per intenderci). un 2011 difficoltoso. e se il 2010 era da appicciare quest’anno si sta mettendo in lista.. e siamo ad appena 10 giorni O.O

 

e menomale che oggi c’era il sole

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e in vena di novità

ecco pure il nuovo indirizzo del blog, tié

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primo post dell’anno

primo post dell’anno 2011 e tutto sommato non è cambiato molto rispetto all’anno appena concluso salvo una forse più profonda malinconia e una più superficiale strafottenza di quella malinconia stessa che mi fa nascondere il vero stato d’animo di fronte anche a gli occhi più esperti come al solito e invece di farmi aiutare finisco col mettere in secondo piano la mia interirità dando per socntato che tanto ci riuscirà da sola a capire cosa non va o forse ingigantisco il tutto pensando che chissà quale grande male o problematica affligga la mia mente il mio istinto il mio ego chissà quale squilibrio tra eros e thanatos tant’è che anche dalla psicologa ci sono riuscita a farmi mettere nella forma mentis di una che in fondo in fondo ma che cazzo ha da lamentarsi poi forse sol oil fatto di vivere in casa coi propri genitori condizione comune a molte persone della mia età e sti cazzi direi non è che sia la cosa più semplice per me conviere con i miei genitori e fino a qualche tempo fa la piangevo la mia lontananza da loro certo ora piango ma non la loro lontananza bensì la troppa vicinanza e deciditi una santa volta e mettiti d’accordo sul da farsi e fosse anche facile ma no perché fondamentalmente manco io lo conosco il da farsi lo conoscono gli altri ovviamente il mio da farsi perché a parlare del loro probabilmente si ritrovano nella mia stessa condizione o forse no e lo spero per loro ma chi è così stupido e superbo dal sapere con certezza cosa voglia dalla propria vita e se quello che vuoi non è altro che un accontentarsi di ciò che si ha senza cercare di trovare altrove qualche altro spunto di vita chi ci potrebbe mai dire se la strada che stiamo percorrendo è quella che vorremmo fino in fondo e si potrebbe a ragione rispondere che noi stessi siamo gli unici artefici di quello che siamo e facciamo ma non è così quante influenze possone esserci dall’esterno pensare essere gli unici artefici del nostro destino è considerarsi fuori dal mondo non tenere conto di quante forze al di fuori di noi smuovono il mondo è il solito egocentrismo umano ognuno è artefice del proprio destino direi meglio ognuno è artefie di una parte del proprio destino di una piccola parte di quello che è il proprio destino altrimenti io potrei decidere di morire a 105 anni e di farmi riconoscere come grande attrice già da domani oppure trovare un lavoro da stasera come nutrizionista e invece no ognuno è artefice del proprio destino quanto anzi meno di quanto possa essere il destino stesso a decidersi da sé e non è un’arresa da fatalista estrema o da calimero piccolo e nero che vedo il destino come forza insormontabile e inattaccabile è solamente una constatazione di fatto potessi lo farei ma non posso oppormi totalmente alla forza del destino non posso e non oso scrivermi un libro della m ia vita certo impreco mille volte contro la mia continua lotta alla sopravvivenza o comuqneu contro questa ruota che proprio non vuole girare dalla parte giusta ultimamente soprattutto per i lavori più semplici continuano a cercare una forma fisica che al momento è sparita e che anni fa aveva ma non sapevo fondamentalmente che farmene e anche su questo bisognerebbe aprirci un bel capitolo lungo lungo che non ho proprio voglia di inziare anche perchè ho appena ordinato una pizza e non ho proprio nessuna voglia di rovinalrmela come faccio di solito pensando a quante calorie stia ingerendo almeno non stasera da lunedì ci penso seriamente anche perché sono arrivata al punto di schifo più totale per la mia immagine che ormai non ha nemmeno più i capelli riconoscibili o meglio i capelli che mi hanno sempre identificata fino ad ora ho perso la mia magrezza ho perso il mio sorriso anni fa e non ricordo nemmeno quanto tempo è passato da quando ho sorriso l’ultima volta non con la bocca perché quella è facile ad atteggiarla ad un sorriso ma con gli occhi con l’anima e non parlo del mio legame a persone o cose o forse sì che la mia gioia spesso è legata alla presenza di un punto di riferimento e quella si chiama dipendenza come un pò anche il cibo o la sua presenza assenza lo è stato e così lo sono le persone e la telematicità e la dipendenza dalla libertà che ancora non ho almeno come la vorrei io libertà da pensieri nefasti e da terrori ingiustificati fobie assurde come quella della morte dovrei rassegnarmi che a questo siamo destinati e qui torna sempre il destino ma non riesco a rassegnarmi all’idea che dopo forse non ci sarà nulla non è la morte in sé che mi spaventa quanto l’assenza di sensazioni e persone dopo la morte la perdita di chi amo la perdita della dipendenza forse è la mia è una dipendenza dalla materialità terrena nel senso una dipendenza dalla mia presenza sulla terra o non saprei nemmeno come spiegarla meglio ma adesso è arrivata la pizza tanto materiale e terrena quanto me anche se mi chiedo ancora se sono davvero terrena o no direi davvero non male come inizio d’anno buon appetito
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non sto tirando le somme..

ma sto comunque analizzando quello che è stato il mio 2010. un anno diviso esattamente a metà: la prima metà in cui avevo alcune certezze, ben poche a dire il vero, tranne una: lui, al mio fianco. l’altra metà in cui tutto è crollato, anche io. un anno strano.. vissuto con la consapevolezza che ci sarebbe stato qualcosa a stravolgermi totalmente la vita, ancora una volta. consapevole che sarei andata avanti con o senza di lui.. avanti per la mia strada, per me stessa. e quando la strada mi si spiana (in fondo l’università volevo cominciarla e l’ho fatto), ecco che vengo affascinata da un altro percorso, totalmente diverso, molto più difficile, a dire il vero. ecco allontanarmi di nuovo da quello che potrei ottenere facilmente.. in fondo basterebbe impegnarsi un pò a studiare; ancora due anni, che saranno mai.. un’eternità, per me, che non ho più voglia di aspettare.
ne ho parlato con mia madre. sembra capire, finalmente.. eppure sono sempre col dubbio.. ma a lei dispiace? e perchè io non la smetto di cercare di essere ciò che lei vorrebbe che fossi? certo lei vuole il mio bene, ma adesso mi sta lasciando di nuovo la libertà di fare.. e allora perchè continuo a pensare a quanto potrei deluderla? perchè non riesco a liberarmi da questa malsana idea di voler essere perfetta??
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7 anni..

7 anni, ne sono passati 7 da quel 2003. i miei pensieri erano allora bloccati a una coppia di cifre: un 5 e uno 0.. per me volevano dire tanto. allora, come adesso. un 5 e uno 0. cosa saranno mai? due cifre, un numero. un peso. ecco cos’erano. il peso che volevo, quello che voglio. il peso della mia sofferenza. allora, come adesso.
delle ossa. quelle che mi rappresentavano. sfiorarmi il collo e scendere alle spalle.. sfiorarmi le clavicole, così sottili e deboli. così fragile e così mie. vedermi il bacino. sentire le ossa e il vuoto del mio ventre. l’abisso che si creava.. una voragine nel mio essere donna. la mia negazione e la mia lotta. per me stessa, contro me stessa. il 2 che vive in me.. l’anma ribelle e triste e l’anima che si ribella a se stessa. un 2 nell’1.. nell’1 della mia gabbia corporale. troppo piena, adesso. piena di un vuoto che mi sta logorando il cervello. un vuoto tradotto in carne.. niente più ossa.. niente voragini.. solo voracità.. verso la mia vita. verso ciò che vorrei prendere e tenere per me. senza farmi più rigare il volto da queste lacrime. amare quanto il dolore che mi porto dentro.
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e torna ancora

anche oggi la stessa sensazione. non so più, a questo punto, se è la mia sopita speranza che cerca di uscire dell’abisso in cui è sprofondata a causa del mio ostinato "raschiare il fondo" o se considerarla una vera e propria sensazione di un qualcosa che dovrà venire e cambiarmi la vita. ancora una volta. ancora uno stravolgimento. ancora un vortice da cui uscire chissà come e chissà dove. e ancora l’ansia dell’attesa. la troppa curiosità che non mi fa vivere appieno il mio presente. sempre proiettata al futuro, a quello che sarà, pronta a perdere il "qui e adesso" per il mio ignoto avvenire.
Dovrei placarmi un pò. placare quest’animo ribelle, che conta le ore e i giorni che mi separano dal domani, senza rendersi conto che il suo domani è adesso.. che è ora che lo sto costruendo.
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